Con la solita eleganza nel cogliere ogni segreto aella città, Lara osservava ogni spigolo, ogni vetrina e passante, ne rubava i colori e i rumori. Gli odori dei panifici la facevano impazzire, quelli dei negozi di vestiti le causavano mal di testa, le mamme che spingevano i bambini in carrozzina la facevano arrossire. Lara Loire si emozionava per ogni sfaccettatura del mondo che la circondava, di ogni particella urbana, e s’impossessava delle meraviglie della vita usando tutti i cinque sensi, ma senza ingordigia, solo con una lieve curiosità che le attraversava gli occhi. Quegli occhi che parevano cambiar colore a seconda dell’intensità e della tonalità di luce che si poneva loro davanti. La luce del sole li tingeva di blu di Persia, con piccoli bagliori, quasi lucciole più chiare di un azzurro fiordaliso che sbocciavano ai confini dell’iride. Le giornate grigie parevano spingere le trame celesti verso sfumature ametista, porpora e magenta, concedendo indiscrete impressioni di furiose pennellate sulla tela dell’universo. Di notte e nei locali chiusi tutto dipendeva da quali luci le si riflettevano davanti, da quali espressioni cromatiche dominavano gli interni dei luoghi in cui Lara si soffermava, e i suoi occhi si ricoprivano di turchese e porpora, toccando momenti di pura ardesia che sfumava dalla pupilla all’iride.

Ma quanto di più bello c’era negli occhi di Lara Loire lo si scopriva solo in quelle situazioni temporali memorabili come il crepuscolo e, ancor più distintamente, in quelle giornate indecise tra pioggia e sole, sole e pioggia, quelle giornate in cui piove con il sole, magari all’ora del tramonto, o all’alba. In quelle rare situazioni in cui la luce si proietta nelle tracce di bagnato che il cielo, Dio o qualche forza della natura, hanno disegnato con mirabile abilità sul cemento, i palazzi, i vetri e le finestre, le automobili parcheggiate e tutti i frammenti di città sbriciolati in polvere sulle strade e i marciapiedi. In quelle ore assurde, in cui anche il mondo non si dà pace e ragione, in cui né cielo né terra sanno quale abito indossare, e le persone, impazzite, camminano per strada con ombrelli variopinti e occhiali da sole, in quelle giornate lì, anche gli occhi di Lara Loire si abbandonavano ad una follia cromatica che, tra riflessi, bagliori e sfondi di pittura, naufragava tra il verde marino e quello primavera, tra l’ametista e il magenta, con vari sentieri di porpora e ardesia, azzurro fiordaliso e indaco. Per ultimo, come se fosse il gran finale di una danza di pregiate tonalità, tornava quel suo blu di Persia. Lo stesso che condannava ogni uomo a precipitare in abissi dispersi fatti di desideri e tormenti.

7 commenti
  1. elena
    elena dice:

    va bene dipingere la situazione perchè il lettore se la possa figurare ma secondo me il troppo distrae. devi pulire. ma da intensa lettrice giudico che la stoffa c’è.

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  1. […] e li riaprì pieni di luce e bagliori. Sorrise, con un sorriso che non si può raccontare, gli occhi quasi lucidi, come se una lacrima, una sola, li avesse inumiditi quel tanto che basta per […]

  2. […] passi di Lara Loire superano con spensierata poesia la vetrina della Libreria Copperfield, e i suoi occhi blu di Persia leggono il singolare biglietto incollato sull’uscio, dall’interno. La libreria è aperta dalle […]

  3. […] e li riaprì pieni di luce e bagliori. Sorrise, con un sorriso che non si può raccontare, gli occhi quasi lucidi, come se una lacrima, una sola, li avesse inumiditi quel tanto che basta per […]

  4. […] cazzate. – Fino ad oggi non c’è stato più niente di bello da vedere e immortalare se non gli occhi di Lara Loire, e quel suo modo magnetico di […]

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