La sera, al circolo Kappa, anche l’infelicità si fa un po’ più dolce, invece di logorare l’anima pare accarezzare la pelle e soffiare sui mozziconi, quasi volesse tenerli accesi per tutta la notte. Nella sala biliardi c’è chi rimane fino a tardi, fino a quando in strada non c’è più nemmeno il vento, e l’unico suono che si sente, dentro, è quello dei colpi della stecca, o il fruscio dei birilli colpiti, o lo scontrarsi della palla bianca con quella gialla, e la rossa ferma ad aspettare. I rumori sono soli più dei giocatori, che non fiatano, si guardano e con poche smorfie commentano i tiri dell’avversario.

Un orecchio fine riconoscerebbe lo spegnersi di una sigaretta nel posacenere. Mentre gli ultimi istanti di brace ingialliscono le unghie dei fumatori. E poi davvero non c’è più niente. Neanche la luce fuori in strada. Quelle sere che anche l’illuminazione non funziona e i lampioni sono tutti spenti. Il cammino verso casa è buio, eppur sicuro, senza luce si incontrano molte meno ombre e si incontrano un’infinità di stelle.

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