Sono nato a Cattolica e lì ho vissuto per 30 anni. Abbastanza vicino al mare da poterlo raggiungere in 5 minuti di bicicletta. Ora abito a Riccione, ancora più vicino al mare, lo raggiungo in 5 minuti a piedi. Inevitabilmente, le strade della comunicazione turistica e del mio mestiere si sono incrociate più volte, nonostante io abbia sempre preferito altri settori.

È giunto il momento di smascherare i finti guru, i finti specialist, i miracle maker e tutta quella cricca lì. Ad un certo punto, basta.
Basta.

I titoli che si auto etichettano svelano già molto: auto definirsi guru è un po’ come dire “ciao io sono intelligente”. Insomma, l’autocompiacimento spesso svela il mal funzionamento di qualche rotella. Ma non è mica tutto qui.

Ci sono diversi metodi per trovare il giusto brand name, sia che si tratti del nome di un’azienda che di un prodotto, o di un evento, un servizio. In questo articolo descrivo quelli che più mi piacciono; tre, per la precisione. Negli anni ho collaborato con colleghi che hanno metodi tutti loro, anche assurdi a volte, ma l’importante è che funzioni, si dice.

Non fa colpo come il grassetto. Non salta subito all’occhio. Nelle riunioni di progetto mai qualcuno che lo menzioni. Eppure l’italic, o corsivo, o aldino, ha un potere magico.
Certo, è timido, talvolta pure romantico, e al contrario del fratellone estroverso, il bold (o grassetto), risulta più tenero e quieto. Sarà per via della sua inclinazione verso destra, che pare quasi un inchino, o un invito, ma con la giusta font è capace di prendere il volo, per davvero.