Tutto il rock che conosco, che amo, che mi emoziona, e tutta la musica che scrivo, che canto, che sogno, tutta questa energia qui, fatta di note, pause e spartiti, questa folgore è passata tra le dita, i tasti bianchi e i tasti neri dell’organo di Jon Lord. Resta una certa percezione della fragilità della vita, soppesata con raffinata precisione sui piatti di una bilancia fatta di polvere e nostalgia.

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