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La strada di casa

Come fanno quelli che si alzano alle 6:00 del mattino e vanno a correre? Li invidio un sacco. Davvero. E ci ho provato a farlo pure io, con risultati vergognosi: dalle gambe tinche come il legno al mal di testa post corsa. Io li invidio quelli che ce la fanno con tanta semplicità, una semplicità che a me proprio non riesce.

Anche fare yoga all’alba, magari in giardino rivolti verso il sole, o anche in spiaggia. Come si fa? O anche quelli che capiscono da che parte soffia il vento e sanno tutto delle nuvole, delle maree e delle correnti. Come fanno? 

Non me ne capacito. Anzi, a volte mi sento tremendamente impreparato e ignorante, retrogrado e antico, ma io non lo so come si fa a diventare così. 

Ci sono un sacco di cose che non conosco e che proprio non mi riescono. Questo non significa che voglia diventare un guru o un cervellone, no. Mi basterebbe, e lo dico con tutta la fragilità che ho nel cuore, mi basterebbe imparare ad orientarmi nel mondo. Orientarmi. Non dico trovarmi, sarebbe troppo bello e troppo facile, ma almeno orientarmi, sarebbe abbastanza.

Ci sono notti in cui guido senza meta, l’autoradio divora una canzone dopo l’altra e i fari squarciano chilometri di buio. In quelle notti accade qualcosa che in nessun modo riesco ad interpretare: con i pugni stretti sul voltante ed il piede sull’acceleratore, mi perdo nelle strade che percorro da sempre, come se non riuscissi più a trovare la via di casa o un motivo per tornare, che poi sono la stessa identica cosa. E per quanto possa cercare e vagare nella notte, non riesco a capire da che parte va la vita.

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