Immagini VS Parole - Web Marketing Festival

Sopra e sotto al palco del Web Marketing Festival 2018

  30 giugno 2018

Qualche riga la dovevo pur scrivere.
Il Web Marketing Festival è sempre una figata. Quest’anno poi è durato tre giorni, tostissimi, va detto, sia per chi organizza che per chi partecipa (mica facile “tenere botta” per 72 ore). E sempre quest’anno, aggiungo, per la prima volta l’ho vissuto da relatore, con quel velo di ansia ed eccitazione che ti accompagna fino a quando sali su quel palco. Poi una volta che ci sei sopra, tutto diventa una passeggiata. Anzi, come dicevo poco fa, una figata.

Ma al di là del mio mio speech sono accadute un saaaaacco di cose strane e divertenti, rese ancora più speciali grazie alle persone coinvolte, e le tante incontrate, perché si sa, in queste occasioni si incrociano gli occhi di chi non vedi da anni, di chi ti è mancato da morire e anche di chi non ti è mancato per niente (va detto).

Colleghi universitari, amici di una vita, mezzi amici di una vita, clienti e gente da cui c’è davvero tanto da imparare. E poi ci sono le nuove conoscenze, centinaia di strette di mano, abbracci e sbaciucchiamenti vari. Le persone, si sa, sono la vera rivelazione di ogni evento. Oppure, come ha scritto Chiara Sciannamè in un bel post di Copy42,

la tecnologia è un bene prezioso, il personal branding fondamentale, ma la stretta di mano e gli abbracci restano la parte più bella di questa vita.

Insomma, il primo giorno s’è consumato così, tra saluti, caffè, spritz e risate. Ho seguito pochi eventi, lo ammetto, ma ogni 10 passi ho incontrato qualcuno con cui ho condiviso bei momenti e discusso di marketing, copywriting e delle tante complessità del mondo pubblicitario.

Paolo Iabichino Show

Il venerdì, invece, è stato il giorno di Paolo Iabichino. Il chief creative officer di Ogilvy, quella piccola e sconosciuta aziendina di provincia, s’è preso ben due applausi che manco Cristiano Ronaldo dopo un gol di rovesciata. Iabichino è uno che, per merito e simpatia, indirizza tutti i riflettori su di sé, un po’ come Valentino Rossi o Roberto Baggio. È uno di quella razza lì, insomma. E per fortuna il suo speech è stato parecchio lontano dal mio, altrimenti non so se sarei riuscito a trovare il coraggio di salire sul palco.

Una Milf e una coppa

In questo venerdì pieno di idee e ispirazioni ho ricevuto un regalo da parte di Gazduna. A farla brevissima, le cose sono andate grossomodo così: ho ricevuto una loro email nella quale c’era un link che non funzionava. O meglio, inizialmente funzionava, poi, a causa di qualche modifica interna al sito si è “rotto”. Me ne sono casualmente accorto e l’ho segnalato allo staff di Gazduna. Per ringraziarmi mi hanno regalato una copia di M.I.L.F., un manualetto di marketing ironico, preciso e a tratti pungente (complimenti per il naming).

Milf - Gazduna

Il resto della giornata l’ho trascorso pensando al mio intervento. E la sera, secondo la tabella di marcia, avrei dovuto studiare, ma ormai so fin troppo bene che “la notte prima di qualcosa di importante” non si combina mai nulla di costruttivo. Così ho deciso di non ripassare.

Anzi, sono andato ad una festa, tiè. Era la festa per la vittoria di Enea Bastianini al Gran Premio di Catalunya, la prima vittoria del 2018 e quindi c’era davvero tanto da festeggiare. Tra un bicchiere e l’altro misuravo con una certa preoccupazione il ridursi delle ore di sonno, ma almeno sono tornato a casa abbastanza stanco da crollare immediatamente e senza troppi pensieri per la testa.

La coppa di Enea Bastianini al Gran Premio di Catalunya

Immagini VS Parole

Mi sono dunque svegliato un po’ rincoglionito, e al caffè ho aggiunto un paio di cucchiai di ansia, così, giusto per farlo davvero forte. Dopo una mezz’ora trascorsa davanti allo specchio a cercare il pantalone giusto da abbinare alla t-shirt e un brevissimo ripasso del discorso sono partito in direzione del Palacongressi di Rimini dove, prima di entrare, mi sono ingozzato di pizzette anti-stress con qualche collega. Così, giusto perché a stomaco pieno è tutto più semplice.

Alle 13:30 era tutto pronto per il mio intervento: la sala era piena e l’ansia aveva già lasciato il posto alla voglia di divertirmi. 

Ho iniziato a parlare stando concentrato sul tempo e sul ritmo. Tendo sempre a parlare troppo veloce in qualunque situazione della vita, soprattutto durante un intervento del genere. E mentre soppesavo parole e secondi, mi sono accorto che le slide che accompagnavano lo speech erano sbagliate. Una sciocchezza, una distrazione di qualcuno, non importa chi, importa molto di più la velocità con cui lo staff del WMF ha risolto il problema e caricato in una manciata di minuti le slide corrette.

Ho avuto solo qualche secondo di panico, perché il mio discorso, senza le slide giuste, non avrebbe funzionato granché. E questo fatto la dice lunga sul rapporto tra immagini e parole, che manco a farlo apposta era il titolo dello speech (e di questo paragrafo).

Tutto è stato fantastico: l’applauso, i messaggi ricevuti, le pacche sulle spalle, gli abbracci, le critiche, i complimenti  e persino l’intervista conclusiva ai microfoni di Radio Incredibile.

Intervista post Web Marketing Festival

Ritorno a casa

Il sabato pomeriggio l’ho trascorso con gli amici, lo spritz e tutte le emozioni che mi son tenuto stretto fino a casa quando, con i piedi sullo zerbino, mi sono voltato verso il mare e ho pensato alle cose perfette ed imperfette della vita. Della mia. Questa giornata rientra senza dubbio tra le perfette, così come il mio appartamento vista mare, che costa una follia ma è esattamente dove l’ho sempre voluto. Vista mare.

In piedi sullo zerbino e con le chiavi nella toppa mi sono fermato, quasi impaurito che, una volta entrato in casa la magia sarebbe svanita. E allora sono rimasto lì, con gli occhi all’orizzonte, a guardare le ombre allungarsi. Ho pubblicato una story su Instagram e scritto qualche frase di getto:

Ritorno a casa dopo tre lunghi giorni di Web Marketing Festival. Ho 77 email da leggere e un camion di lavoro arretrato. Ma è sabato sera, il sole non è ancora tramontato e voglio godermi gli ultimi minuti di luce. Finché c’è.

Scrivendo queste righe mi sono concentrato sulla parola finché, che trovo davvero brutale. Porta con sé un senso di fine e ci dice che niente dura per sempre. E forse è vero. In qualunque contesto la si usi, qualcosa finisce. E non tornerà più.

Vista Mare

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