Gli accumulatori seriali di domini

Ti viene un’idea, così, all’improvviso. Un nome, una headline, un concept, o anche una semplice parola apparentemente geniale. E che fai? Cerchi la disponibilità del dominio. Il punto it, il punto com o magari qualche estensione più stravagante. Ne compri più che puoi e ti ritrovi a fine anno con venti, trenta o perché no, anche cento domini di proprietà.

Appropriartene è un po’ come nascondere i soldi sotto al materasso o mettere qualcosa in cassaforte.

L’idea è tua, protetta dagli avidi e dai copioni, anche da chi sarebbe in grado di svilupparla meglio di te. Ma del tuo bel mazzetto di domini salvati e protetti con un bel lucchetto digitale, quanti ne sviluppi davvero? Uno su dieci sarebbe già un bel traguardo, credimi. 

Ha senso comprare tanti domini?

Conosco gente che li acquista con la stessa semplicità con cui si acquistano i pop corn al cinema, e non mi riferisco a gente che spera di rivenderli (cosa deplorevole), ma parlo di amici e colleghi certi di concretizzare quel breve lampo di genio in un progetto.

Centinaia di domini che sembrano lapidi ammassate in cimiteri digitali. Lì riposano sogni infranti, speranze, sciocchezze e idee in cui non hai creduto abbastanza.

Lo confesso: anche io ho alcuni domini registrati; una decina, circa. Voglio seriamente trasformarli in siti web e progetti reali. Fino a poco tempo fa ero uno dei tanti accumulatori seriali di domini, per ogni idea appuntata sulla mia Moleskine me ne compravo un paio, almeno il .it e il .com, spendendo soldi, tempo e togliendo la possibilità ad altri di usare quel nome. Era un po’ questo il mio obiettivo: proteggere, custodire, impedire che qualcun altro occupasse uno spazio mio.

Oggi sono cambiato. Mi piace pensare di essere migliore rispetto al passato, non so se lo sono per davvero, dovrebbero essere gli altri a dirmelo. Ad ogni modo, se già so che quell’idea non si concretizzerà mai non ha senso spendere soldi per proteggerla: così la lascio libera. Non lo faccio con l’entusiasmo nel cuore, certo, ma non ha senso accumulare domini inutilmente.

Non voglio alimentare un atteggiamento che non mi piace.

E non voglio mettere il bastone tra le ruote a chi svolge il mio stesso mestiere. Conosco bene il dispiacere che si prova quando si lavora ad un brand name e si trovano solo spazi occupati ma non utilizzati. Non voglio contribuire a questa attitudine e non voglio diventare un accumulatore compulsivo di cose inutili (che ovviamente per qualche istante appaiono utili eccome).

È un po’ come comprare tutte le mele esposte al supermercato, tutte, con il risultato che molte marciranno e verranno buttate, e qualcuno non le mangerà (analogamente a quanto realmente accaduto non molti mesi fa, nell’assalto ai supermercati pre-lockdown).

Quindi, se non sono convinto, se non sono certo di sviluppare per davvero un’idea, non compro il dominio. Lo cerco, questo sì, studio la fattibilità, ci ragiono su qualche settimana e poi decido se andare avanti o meno. Non me ne faccio nulla di una cassaforte digitale, anche perché so bene che con la creatività i confini e le barriere si scavalcano, e nessun lucchetto può fermare un’idea.