Io scelgo Affinity

Il periodo di transizione è finito. Dopo tre anni posso fare a meno della suite di Adobe e abbracciare totalmente quella di Affinity. Se vuoi tirarmi le arance, le uova o i pomodori questo è il momento, ma ti chiedo di seguirmi ancora per qualche frase, lasciami spiegare.

Non sto dicendo che Affinity sia meglio di Adobe perché il paragone è sbagliato in partenza, un po’ come confrontare una mela con un cesto di arance. Adobe è un grande insieme di applicazioni, create, acquistate e migliorate in tanti anni di attività. Affinity è un prodotto molto più piccolo, composta da soli tre software. Ma con questi tre riesco a fare quasi tutto quello che mi serve. Il “quasi” è perché le cose che non mi riescono dipendono dai miei limiti tecnici. Tutto qui.

Affinity, dicevo

Questo brand dal nome così affascinante è di proprietà di Serifsocietà di cui non si trovano troppe informazioni online, eccetto qualche frase sul suo percorso professionale, iniziato nel 1987, e qualche riferimento alla sede principale, a Nottingham (e qui la mia fantasia compie un inutile collegamento con Robin Hood, il principe dei ladri, che ruba ai cattivi, Adobe?, per consegnare qualcosa di grandioso ai poveri, io?).

Chiusa questa inutile parentesi e torno al succo della questione, che poi è il motivo per cui scrivo questo post: i tre prodotti di punta, Affinity Design, Affinity Photo e Affinity Publisher, sono diventati tre dei principali strumenti della mia quotidianità professionale.

Perché Affinity

Lo dico subito: inizialmente è stato il prezzo (bassissimo) a convincermi. Affinity ha affrontato il mercato con una proposta super economica: 49 euro più iva per le prime due applicazioni lanciate: Affinity Designer e Affinity Photo. Quarantanove euro più iva e basta. Finito. Nessun abbonamento. Nessuna fregatura. Aggiornamenti forever.

È bene precisare che Affinity Designer e Affinity Photo sono le dirette rivali di Adobe Illustrator e Adobe Photoshop, che costano 24,39 euro al mese (iva inclusa) ciascuna, ovvero 585,36 euro all’anno.

Quindi si tratta di 585,36 euro all’anno contro 98 euro una volta soltanto. Il paragone è impietoso.

Oggi il prezzo delle applicazioni Affinity è salito a 54,99 più iva, sempre di spiccioli si tratta se li si paragona con i costi di Adobe.

A questo punto la domanda è lecita:

può una suite low cost combattere contro un colosso come Adobe?

Tre anni fa la mia risposta è stata “vale la pena provare”.
Così li ho acquistati entrambi, approfittando pure di un’offerta per cui uno l’ho pagato addirittura 35 euro. Pazzesco.

Il passaggio da Adobe ad Affinity

Se si esclude la somiglianza sconcertante delle interfacce, va però detto che non tutti i comandi sono gli stessi. In fondo, Affinity Designer è simile a Illustrator, ma non è Illustrator. Stessa cosa per Affinity Photo e Photoshop.

Certo, i programmi Affinity non sono complicati da utilizzare, ma per quanto icone e interfacce siano simili, e per quanto alcuni comandi da tastiera siano identici, qualcosa nel modo di lavorare va cambiato. Insomma, qualche differenza ce la si deve aspettare.

Io, comunque, sono rimasto sbalordito dalla semplicità di utilizzo. Non ho risentito granché del cambiamento e a distanza di qualche anno sono certo più che mai: rifarei la stessa scelta altre cento volte. I tanti video turorial disponibili in rete, i lavori pubblicati da alcuni colleghi che utilizzano le stesse applicazioni mi danno fiducia a restare fedele al marchio Affinity.

La comunicazione del brand chiede proprio questo: restami fedele, fidati di me, cresceremo insieme. E questa promessa va ben oltre il banale test dei prodotti.

Affinity Publisher, il cucciolo di famiglia

Il concetto di “cresceremo insieme” si concretizza con l’ultimo arrivato: Affinity Publisher. Potentissimo. È la proposta di Serif per competere con InDesign, e anche qui, va detto, gli inglesi di Nottingham si sono impegnati parecchio.

Non ho abbastanza competenze per affermare che uno sia migliore dell’altro, però alcune caratteristiche di Publisher sono davvero niente male. Quando si lavora con cataloghi, brochure o pieghevoli, e perché no, anche libri, si utilizzano solitamente più programmi. Magari uno per il fotoritocco, uno per la creazione di grafiche vettoriali, e uno per impaginare: insomma, i classici Photoshop, Illustrator e InDesign; si è dunque costretti a passare da un software all’altro. Ed ecco una cosa interessante di Publisher: se nel tuo computer hai installate le tre applicazioni, puoi accedere agli strumenti di lavoro di Designer e Photo direttamente da Publisher, senza uscire dall’app e senza distrazioni. Rimani lì, concentrato sul tuo progetto. E questo, in termini di velocità, concentrazione e produttività, è devastante.

Le applicazioni sono dunque sempre più connesse tra loro, e la comunicazione dell’aziende vuole farti percepire proprio questo:

le app si perfezionano e sono sempre più connesse tra loro, e tu, vuoi restare connesso con Affinity?

Cosa ci fa un copywriter con Affinity Publisher?

Preventivi, presentazioni dei progetti o delle proposte di progetto (brand name e concept pubblicitari), presentazioni aziendali, cose così insomma. Se poi uno è bravo, quindi non me, può cimentarsi in impaginazioni più complesse come brochure, cataloghi, libri eccetera eccetera.

La compatibilità

Come riportato sul sito di Affinity Serif,

puoi esportare i principali file raster e vettoriali, compresi i formati PSD, PDF, EPS a più livelli.

Affinity Designer non ha problemi ad aprire un file AI, così come Photo apre agilmente un file PSD. La compatibilità è davvero totale.
Ammetto che ogni tanto ho riscontrato difficoltà con alcuni livelli, ma temo sia nuovamente un mio limite.

Quindi

La cosa più difficile, davvero, è convincere una persona a cambiare strumento di lavoro. Quando sei molto pratico con un software, la sola idea di cambiarlo ti fa girare le palle. E questo vale per ogni software, da quelli gestionali a quelli di progettazione grafica.

Il mio consiglio è quello di tentare, di togliere il paraocchi e accogliere il cambiamento o, quantomeno, dargli una possibilità.
E questa diventa una questione sociale.
Nell’era digitale è sbagliato dimostrarsi mentalmente impreparati al cambiamento.
Dobbiamo essere aperti di mentalità e di spirito. Dobbiamo sporcarci le mani con attrezzi nuovi. Dobbiamo provare e sbagliare. Così, poi, sapremo valutare e prendere le giuste decisioni.

Extra

Sul (fighissimo) sito di Affinity, oltre alle informazioni legate ai tre software, si trova l’interessantissima pagina Store, dove è possibile acquistare:

  • pennelli di lavoro (brush);
  • font;
  • illustrazioni vettoriali;
  • pacchetti di grafiche astratte;
  • template per loghi e glifi;
  • texture;
  • la maglietta di Affinity (che fa ancora più “famiglia”);
  • i manuali di istruzioni di Photo e Designer.

Confesso di aver comprato il manuale di Affinity Designer, l’ho usato davvero poco, ma nella libreria fa un figurone.

Crediti foto: affinity.serif.com