L’incredibile precisione dello scrivere a mano

Lo prendevo in giro il professore di Storia dell’Industria Culturale. Un ometto goffo e modesto, gentile e impacciato, con la voce piccola e acuta, quasi straziante, senza capelli e con un paio di occhiali tondi, forse la stessa montatura da vent’anni. È pazzesco che mi ricordi di queste informazioni e non riesca a trovare alcuna traccia del suo nome nelle strade ingolfate della memoria. Davvero, nemmeno una lettera.

Lo prendevo in giro, dicevo, perché si presentava a lezione con i suoi appunti scritti a mano. Fogli A4, a decine, pinzati con scarsa precisione. Calligrafia preistorica e apparentemente incomprensibile, o almeno a tutti tranne che a lui, che con una breve occhiata riusciva subito a trovare il titolo, il paragrafo o la frase che cercava. Lo prendevo in giro, ripeto, per quel suo modo di fare antico e polveroso, lento e meccanico. E alla fine, guarda un po’ la vita, mi ritrovo a copiarne il metodo.

Questi sono gli appunti di un corso che sto preparando per futuri marketer, copywriter e smanettoni di immagini e parole. Fogli sparsi, scritti male, e a mano, pessima calligrafia, refusi qua e là, ma la stessa precisione nel trovare le cose a colpo d’occhio.

Domani sarò a Modena a parlare di creatività, strumenti digitali e altre diavolerie futuristiche, porterò la mia manciata di fogli A4 sulla cattedra. Già so che qualcuno mi prenderà in giro, ma quello che mi aspetto, oltre a questo, è un dialogo aperto, uno scambio di vedute, saperi. E magari un ringraziamento. Lo so, è chiedere tanto. Ma è un po’ come quando ad un concerto sei lì, sul palco, e ti aspetti l’applauso del pubblico. Ecco, dietro una cattedra ti aspetti qualcosa di molto simile, seppur più mite e speranzoso.

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