Naming: com’è nato Bootega

Il processo creativo che mi ha portato a ideare il nome Bootega è stato divertente e pieno di bozze che ancora mi fanno sorridere. E questo non sempre accade. A volte il percorso è complicato e ingarbugliato da criticità del settore o scheletri nell’armadio di cui molte aziende proprio non riescono a liberarsi.

Ma con Bootega è stato diverso. Innanzitutto, si partiva da zero. Un progetto nuovo di pacca. Nel senso che prima non c’era proprio nulla se non un’ambiziosa idea nelle teste dei due fondatori, Mirco e Daniel.

Mi è stata lasciata (quasi) carta bianca, altra cosa che non accade poi così spesso. Oltre al nome c’era tutta la comunicazione da costruire: tono di voce, logo, sito web, immagine coordinata e tutta quella roba là. Quasi carta bianca, dicevo. Ti rendi conto della sensazione di libertà creativa che ho provato?

Proprio per questo motivo già i primi due nomi scritti tra le pagine della mia Moleskine mi sembravano perfetti, e il primissimo, in particolare, mi sembra ancora fantastico. Ad ogni modo, Bootega è stato l’ultimo proposto, il quarto, per la precisione. Ultimo non perché fosse peggiore degli altri. Ultimo e basta. E ha vinto. 

Un nome che viene da lontano

Bootega richiama chiaramente il termine bottega, perché il sito eCommerce che rappresenta – ah, giusto, la parola denomina un negozio online di prodotti per la casa, non lo avevo ancora scritto, perdonami – nasce con l’obiettivo di differenziarsi dai tanti eShop in cui si vende di tutto, di tutti i marchi e tutti i prezzi.

Bootega non è un grande magazzino ma un piccolo eCommerce in cui si trovano solo cose carine e deliziose che non costano un’esagerazione. L’idea è quella di riprodurre una vera e propria bottega, di quelle di paese e di una volta, ma online. Da qui sono partito, tagliuzzando e pasticciando lettere e sillabe fino a creare Bootega, che si pronuncia “Butega”, come in molti dialetti italiani. È solo un tantino inglesizzato.

Ora non sto a farla troppo lunga sui perché e sui percome, ma il risultato è questa parola fresca, positiva e facile da pronunciare, ottenuta dalla rivisitazione di un termine italiano di uso comune.

Bootega reinterpreta ed esalta le origini del sostantivo da cui si ispira e ne evoca i significati di calore, cordialità e vicinanza. Quasi fisicità. Quasi.

È un naming adatto alle nuove abitudini di consumo e al mondo del digitale, un nome gentile, oserei dire. E la gentilezza non passa mai di moda.

Quindi, benvenuto Bootega.

Logo design

In questo sito non mi capita quasi mai di parlare di logo design o dei progetti grafici che seguo insieme a colleghi e agenzie con cui collaboro, ma nel caso di Bootega qualche parola ci tengo a scriverla.

Siamo partiti dalla pronuncia, dal suono, dalla musicalità – perché ogni parola ha una sua musicalità, pensa a frangiflutti, a pastello o a montagna, ma anche ad altre come abisso, buco, squarcio, libellula, eccetera eccetera, insomma, la musica, dicevo – e in Bootega il suono più distinguibile è nella prima sillaba, Boo, che ovviamente si pronuncia “Bu”. Su quello abbiamo lavorato.

Le due O, così splendide e morbide ci hanno portato a scegliere un font rotondo come Somatic Rounded, e a modificarlo un tantino, giusto per renderlo ancora più rotondo. A farla breve, ne abbiamo tolto le grazie.

Non ci sembrava ancora abbastanza, ma fissando quelle due O ci siamo resi conto che potevamo riprodurle e reinventarle, e questo spiega i due pallini posizionati sopra la parola.

Il pantone rosso utilizzato dà una bella spinta in avanti, aiuta il logo ad “emergere” e farsi riconoscere.

Ci è sembrato gentile e simpatico, proprio come il nome, o come gli artigiani delle botteghe di una volta, quelli che lavorano con le mani e la pazienza, e hanno sempre un sorriso per tutti.

Ecco.

Progetto: naming, logo design e immagine coordinata
Cliente: Bootega
Anno: 2018