Il caso Hoepli e il caos dell’editoria italiana

Leggere le notizie sul caso Hoepli, prossima alla liquidazione, mi spezza il cuore (se non ne sai nulla ti consiglio questo articolo di Il Post). Non ho la più pallida idea di come si gestisca la complessità di un brand del genere. Non ho soluzioni in tasca, ma di preoccupazione sì, ne ho da vendere: per i miei libri, entrambi pubblicati proprio con Hoepli (che fine faranno?), e in generale per l’intera editoria italiana che, salvo luminose eccezioni, non se la passa granché.

Da autore, riconosco un sistema che fa acqua da tutte le parti. A partire dalla distribuzione, che divora percentuali enormi dei ricavi in cambio di un servizio anacronistico. Poi la comunicazione: vedo i grandi marchi del settore inseguire trend passeggeri anziché valorizzare autori e community.
Nella pratica: secondo alcune case editrici, il successo di un libro oggi dipende da un paio di post su Instagram, una minima esposizione in qualche fiera e una manciata di presentazioni (spesso a spese di chi i libri li scrive, non di chi li stampa o li mette sullo scaffale).
In sostanza, il rischio è tutto sulle spalle dell’autore, che guadagna percentuali intorno al 7% del prezzo di copertina. Sette percento. Se il libro costa 20 euro, beh, ci siamo capiti… Non che alla libreria resti chissà quanto, tra affitto, dipendenti e bollette. Insomma, è facile intuire che l’ingranaggio ha qualche problema.

“È sempre stato così”, mi è stato detto da un editore con cui ho affrontato il tema. Sappiamo bene che questa affermazione non funziona più in un presente in cui è necessario adattarsi continuamente. Ripeto: continuamente. Se ti metti a sedere, sei fuori.

[Due scatti dalla sala presentazioni della Libreria Hoepli, dove ho presentato il mio secondo libro, “Freelance per sempre” insieme alla brava Antonella Romanini.]

Chi è che vende per davvero? E come fa?

Alla fine le vendite grosse le fa chi è già influente: calciatori, astrologi o guru dei milioni facili con partita iva alle Hawaii (nessun riferimento a chi ha avuto due padri: uno ricco e uno povero). Se Geopop si autoproduce su Amazon e Paolo Fox vende più copie di un Premio Strega, il segnale è chiaro: l’editoria tradizionale non ha scampo.

Perché Fox vende più di un autore premiato? La community. La community. La community. Le case editrici non ce l’hanno. Credono di averla, ma non ce l’hanno. Fox invece sì. E anche Geopop. La community è la vera salvezza, ed è tutta sulle spalle degli autori. Mi spiace per gli editori che, in gran parte, sono tagliati fuori da questo gioco. O almeno quelli che stampano con carta pessima e disegnano copertine orrende,  vendono servizi di editing ma poi l’editing non lo fanno, spediscono con metodi lenti e hanno siti web brutti più dei software gestionali con cui gestiscono il magazzino. Per molti di loro questa è la normalità, ma è difficile risolvere un problema quando i nodi sono un centinaio e vanno sciolti tutti insieme.

Il futuro

Non se ne esce. E non so come si gestisca tutto questo, né come si possa guidare un’azienda come Hoepli, ma ho visto abbastanza per capire cosa devo fare io con i miei nuovi libri. Arriveranno presto, in un formato tutto nuovo. E no, non passo tramite Amazon (che ringrazio comunque per i servigi).

Ma abbiamo problemi più urgenti da risolvere: io faccio il mio partendo dai problemi che ho messo in luce in questo articolo, cerco di dare un contributo concreto all’editoria e alla cultura italiana.

È tempo di riprenderci il valore di quello che scriviamo. Di smetterla di chiedere il permesso a un sistema che non sa più dove sta andando. Il futuro dei libri non è sugli scaffali impolverati, è nelle mani di chi li legge e di chi ha il coraggio di scriverli alle proprie condizioni.

Sei pronto a cambiare le regole del gioco?