Succede che vado al bar e nessuno tifa più per Valentino Rossi. Nessuno. Tutti quelli che fino a poco tempo fa sostenevano il nove volte campione del mondo, ora che la sua carriera è scivolata in una brutta crisi, tutti, cazzo, tutti negano di essere stati fan accaniti del # 46. Sono gli stessi che ora lo danno per fallito, gli stessi che improvvisamente si sono rivelati seguaci storici di Marco Simoncelli. Naturalmente, anche questo fanatismo è nato solo dopo la triste scomparsa del pilota di Coriano. E io non capisco questa forma di tifo, che poi parlare di tifo non è nemmeno esatto. Forse è più corretto parlare di una insolita forma di simpatia, che va già meglio. Moda, è perfetto.

In un mondo dove anche gli eroi svaniscono così in fretta, qui, in questo mondo qui, non vedo alcuna possibilità di scampo, di talento, di salvezza. Salvezza, sì, perché i campioni e gli eroi servono anche a questo, per salvarci e farci sognare, evadere dalla realtà. Fanno le cose incredibili, cose che noi non possiamo, ma vogliamo fare, e una di queste è salvarci. Salvarci, che è molto diverso da farsi belli al bar dimostrando di essere in perfetta sincronia con la moda del momento. Salvarci dalla quotidianità, dalle bugie, dai nostri limiti e dalle paure, dai falsi sorrisi e dalle verità trattenute come si trattengono solo gli starnuti.

Che cosa resta dello sport, e che fine fanno i campioni, se nessuno poi si salva… Che cosa rimane del brivido di un sorpasso, dello stupore – stupore – per una staccata violenta, di un traverso. Che cosa rimane se il pubblico smette di cercare un sentimento, un senso, e s’arrende alla paura di tifare con il cuore. Non rimane granché, né dello sport, né dei tifosi.

Succede che vado al bar e tutti indossano la moda più consueta, e tutti appaiono bellissimi con il loro amore per Casey Stoner e per i goal di Ibrahimovic. Vado al bar e scopro solo queste cose qui, e se chiudo gli occhi e mi concentro su quello che c’è da sentire, ma sentire con il cuore, succede che non sento nulla, se non un profondo silenzio. Come se la mancanza di sorpresa generi solamente silenzio, e in questo silenzio precipitano gli eroi. Che fine fanno loro, eccola qui, la fine, nel silenzio e nell’assenza di stupore. E nessuno si salva più.

7 commenti
  1. Erik
    Erik dice:

    Perchè la gente è cosi, fa schifo e preferisce andare dove si vince, perchè l’essere umano ha questa indole e non si cambierá mai e occhio che non dico italiano, dico essere umano perchè in tutto il mondo funziona cosi, io personalmente me ne frego, forza Vale, forza Rossi!!!

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  2. Davide
    Davide dice:

    eggià, la stessa cosa è successa per tutti i grandi campioni, da Roberto Baggio a Schumacher, ed è davvero triste… e cmq, si diceva: sempre forza Rossi!

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  3. Giacomo
    Giacomo dice:

    Questa e’ la delusione e la rabbia che provo ogni mattina dopo il MotoGP…quando al bar mi aspettano fieri di prendermi in giro xche’ io il vale lo stimo sempre e comunque…io sto dalla parte del vale xche’ la vita mi piace come l’affronta lui…e ogni volta che vado a riccione si fa’ un salto al santuario a tavulia…xche’ come il vale c’e solo il vale e i mediocri…che continuino a rosicare..grande vale…46 tutta la vita”!!!!jack

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  4. andrea
    andrea dice:

    FORZA ROSSI nn mollare,FORZA DUCATI cresci presto: siete sempre nei nostri CUORI…soffriamo con VOI ed esulteremo con VOI!!!

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  1. […] Leggi anche il post Che fine fanno i campioni. […]

  2. […] ci ha fatto gioire una volta, non torni a farlo ancora. Non torni a farlo mai più. È la triste fine dei campioni. Quando vincono, vincono con tutti, poi se perdono, perdono da soli. Normale e disgraziata […]

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