Naming: un progetto per l’industria 4.0

Immagina un grande spazio, coperto. Una sorta di gigantesco capannone industriale, pieno di scaffali, corsie, oggetti e macchinari automatizzati in movimento. Sul soffitto sono installati tre dispositivi che riescono a trovare, tramite tecnologia RTLS, la posizione di un qualunque oggetto all’interno del capannone. Ogni dispositivo traccia una linea, e l’incrocio delle tre linee determina il punto esatto in cui si trova l’oggetto desiderato (che può essere un pacco, una persona, un muletto, qualsiasi cosa). Tale processo si chiama localizzazione trilaterale e viene descritto con semplicità e precisione da questa icona (realizzata dai grafici di Studio Magazino):

Naming Trion

Si tratta dunque di un prodotto caratterizzato da una componente hardware (i tre dispositivi e le etichette di rintracciamento) e un’anima software (l’applicativo che fa funzionare il tutto). Per gli addetti ai lavori, la definizione tecnica è “real time location system”. Per tutti gli altri, invece, serviva un nome proprio. E qui entro in gioco io.

Il briefing

Siamo nel cuore dell’industria 4.0, un affascinante e complesso mondo in cui l’uomo è più cervello che braccio. Un mondo di idee, tecnologie, linguaggi incomprensibili, inglesismi come se piovesse (nel B2B non mancano mai) e tanta ingegneria. Un mondo in cui c’era un nome da inventare e un progetto di comunicazione da scrivere e disegnare.

Il prodotto era pronto, funzionante, già venduto con un nome provvisorio, “Horus”, datogli dall’azienda madre per il semplice motivo per cui è complicato spiegare qualcosa che non ha nome.

Tuttavia, gli stessi ideatori di “Horus” hanno avvertito la necessità di trovare un termine più adatto al contesto e allo scopo. Un termine che, a farla breve, avrebbe dovuto:

  • convivere serenamente con i nomi degli altri due software dell’azienda, Seaman e Indigo;
  • convivere con lo stesso nome dell’azienda, Engynya;
  • evocare il concetto di localizzazione trilaterale;
  • essere fico, moderno e vagamente futuristico.

Naming: il processo creativo

Tutto è iniziato dalla definizione “real time location system”. Me la sono appuntata, scritta e rigirata in tutti i modi. Ho sempre tenuto a mente la parola trilaterale e in particolare il numero 3. Ho scombussolato, mischiato e tagliato, e dopo giorni di pensieri e ragionamenti ho evidenziato la formulina “tion” al termine di “location”, perché è una parte potenzialmente perfetta per la conclusione del nome (come tutti i termini che finiscono per -tion, quali immagination, education o lo stesso location).

A questo punto mi mancava l’inizio. Un pezzetto. Nella mia testa doveva essere brevissimo e deciso. E in qualche modo doveva inglobare il numero 3. Così ho scritto

3-tion

che si pronuncia tretion in italiano e threetion in inglese. Bruttino. Però la strada era quella giusta. Con diversi tagli di bisturi ho letteralmente lacerato le lettere, iniziando dalla prima delle due “T”. Ho tolto pure la “H”, che non aveva particolare senso di esistere. Restava “reetion”, che iniziava ad assumere una certa identità. Però quelle due “E” proprio non mi convincevano così le ho tolte. E davanti agli occhi mi ritrovavo “Rtion”.

A quel punto è bastato invertire l’ordine delle prima due lettere, la “R” e la “T”. Ed è nato Trion.

Leggero, brevissimo. Dal suono anglosassone. Non manca quella sensazione di complicata figaggine da software per le automazioni.

Un sistema di localizzazione trilaterale, dicevo.

Ciao Trion, benvenuto al mondo.

Trion - Naming by Davide Bertozzi copywriter

Cliente: Engynya
Progetto: naming, logo e graphic design
Agenzia: Studio Magazino
Copywriter: Davide Bertozzi