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La mia prima volta al Social Media Strategies

  10 novembre 2017

Volevo lasciar passare qualche giorno, metabolizzare, far scorrere l’adrenalina. Volevo, insomma, prendermi un po’ di tempo prima di scrivere qualche riga, neanche troppe, giusto un po’, quasi una brevissima prosa riguardo il mio intervento di ieri al Social Media Strategies. Era mia intenzione prendermela con calma ma poi è accaduto, per una ragione che non so spiegare ma chi ama scrivere mi capirà benissimo, che le parole sono venute fuori da sole, come esplose, perché dentro non te le puoi mica tenere, no. Non ci stanno. Ad un certo punto traboccano, eruttano talvolta, scoppiano senza preavviso e centinaia di lettere saltano in ogni direzione. E allora succede che le prendi e le metti in ordine, su un foglio, le ordini e le guardi scorrere. Questo mi è accaduto oggi. Come dicevo, avrei preferito farlo a mente fredda, ma non sempre le cose vanno come vorremmo, e questo vale per molte situazioni della vita.

L’abito fa il monaco

Mi è sempre piaciuto stare sul palco, non lo nego. Penso che ogni relatore del Social Media Strategies la pensi come me, grossomodo. L’adrenalina, il pubblico e tutte quelle cose che hanno a che fare con l’ego – confesso – e il sentirsi utile e apprezzato, mi fanno stare bene. Questa cosa è iniziata quando non ero ancora maggiorenne e cantavo nei locali della zona, truccandomi alla Motley Crue e indossando vestiti sgargianti. Mi son sempre voluto mettere in mostra, far riconoscere anche a costo di essere preso per il culo – che ovviamente è accaduto in molte occasioni.

E anche oggi, che il numero di concerti è calato drasticamente a favore di aumento di momenti in cui sul palco ci salgo per tenere workshop formativi, anche oggi che la vita ha fatto un po’ il suo corso e io ho scelto la mia strada – e il poter scegliere è già grandioso di per sé -, anche oggi, insomma, non ho smesso di voler emergere e farmi notare. Non indosso più l’abbigliamento appariscente di una volta, ma qualcosa di inusuale mi piace averlo sempre con me. Alla sobria camicia di Antony Morato che riposa solitaria nel mio armadio ho scelto una t-shirt di Superman.

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Scuotere e pungere

Riguardando il mio intervento noto che mi è uscita qualche parolaccia di troppo, sono passato per il Mara Maionchi del Social Media Strategies. Non mi pare una cosa eccessivamente grezza ma piuttosto un modo per dare una scossa, di tanto in tanto, alle frasi. Strano che ciò non accada quando scrivo. La parola “cazzo” raramente viene ospitata all’interno di un mio testo, ma a voce è diverso, vuoi per il tocco romagnolo che rende il mio parlato ruspante e contadino, vuoi per un lato ribelle che non mi ha mai davvero abbandonato.

Tuttavia penso che il mio discorso avesse bisogno di qualche “cazzo”. Perché non era mia intenzione insegnare, né tantomeno raccontare: volevo scuotere. E pungere. Scuotere il pubblico dimostrando con i fatti che la creatività non è cosa per pochi e che a volte basta cambiare una lettera per trasformare una semplice parola in un concetto straordinario. Pungere tutte le persone che comunicano con frasi standard e noiose come “offriamo servizi efficaci”. Scuotere e pungere. Ecco.

Ed è stato incredibilmente gratificante. Le persone che hanno partecipato, riso e ascoltato mi hanno fatto sentire utile. Non importante ma utile, e questo per me è abbastanza. Quindi le ringrazio, tutte quelle magnifiche persone che hanno scelto di trascorrere con me 40 minuti di formazione. Dagli amici ai colleghi, dai curiosi ai tanti che a fine workshop sono rimasti in sala per conoscermi e rivolgermi domande di approfondimento. Grazie, davvero. Siete stati tutti molto super.

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