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Anteprima di Storytelling for Dummies

  24 ottobre 2017

Lo storytelling scombussola la vita. Non tanto perché va di moda o perché se ne parla nei brief di progetto, e nemmeno perché ne utilizziamo il termine per rendere più epici i nostri case study. Il vero problema nasce quando capiamo davvero cos’è lo storytelling e in particolar modo quando iniziamo a vedere le storie dappertutto. Mi spiego. Chi svolge il mestiere del pubblicitario ha certamente imparato ad osservare il mondo con una visione “tecnica”. Questa prospettiva privilegiata rende (quasi) invulnerabili dal marketing-fuffa e permette di capire molte cose su chi-vende-cosa. Lo stesso accade agli storyteller: leggono storie dappertutto, da una fotografia ad un manifesto pubblicitario, da uno spot in TV ad un telefilm su Netflix.

Ecco, Storytelling for Dummies insegna ad osservare il mondo attraverso lo stesso filtro usato dagli storyteller, ma con il sicuro effetto collaterale che niente sarà più come prima: ogni campagna pubblicitaria, ogni progetto grafico, ogni strategia di comunicazione, ogni spot, mostra artistica, sito web e format televisivo verrà messo in discussione ed esaminato da cima a fondo in cerca di eroi, antagonisti, intrecci e finali solitamente lieti (ma non sempre). Scombussola la vita, dicevo.

Storytelling for Dummies

Non si diventa storyteller con un manuale, sarebbe troppo bello, ma da qualche parte si dovrà pure iniziare. Ecco, questo volume è una buona base di partenza. Nelle prime pagine l’autore si concentra sulla distinzione obbligatoria tra storia, racconto e narrazione, cosa da non sottovalutare (prova a chiederla al sales account che farcisce i preventivi della tua agenzia con la keyword in questione); sempre nella parte iniziale troviamo altre brevi ma necessarie precisazioni, come la differenza tra history e story o tra scrivere bene e scrivere narrativamente (chiedi anche questo al tuo sales account).

“Il tuo problema non è saper scrivere bene ma saper scrivere narrativamente”.

Davvero utilissimi sono gli esercizi “fatti insieme” a fine capitolo: un modo carino, pratico e sintetico per mettersi alla prova sin da subito. Ma la cosa più gradevole di Storytelling for Dummies è che da questo libro si esce e si entra. Tra le pagine ci sono immagini, storie (ovviamente), testi e descrizioni di fatti, documenti e campagne pubblicitarie che ti distolgono dalla lettura e ti portano davanti al pc. Ti viene voglia di approfondire, una voglia di approfondire subito, perché scoprirai di non aver chconosciuto il potere narrativo di molte cose che hai visto decine di volte, anche al telegiornale o durante una puntata di X-Factor.

Si entra e si esce, dicevo, ma c’era da aspettarselo, lo storytelling si legge, si vede e si ascolta, è impensabile l’idea di rinchiuderlo dentro un libro. Tra le pagine si trovano dunque link e immagini, meglio dire “portali”, che ti conducono nel dietro le quinte di progetti di marketing complessi ed eleganti. Nel capitolo 13, ad esempio, non ho fatto altro che entrare ed uscire dal libro. In quelle pagine, Andrea Fontana parla di immaginari visivi, e fornisce così tante nozione che è impossibile averle già acquisite ed organizzate correttamente nel proprio bagaglio culturale.

Ma ognuno è diverso, e tu, ad esempio, potresti trovare più utile il capitolo 11 dedicato alle parole e agli stili linguistici, o magari il 12, in cui l’autore si focalizza su archetipi e coerenza di personaggi e brand (che poi sono la stessa cosa).

Qualche riga sull’autore

Durante il mio primo incontro con Andrea Fontana, a Pesaro, abbiamo parlato di comunicazione e storytelling. La seconda volta, a Milano, abbiamo invece parlato di alieni e supereroi, temi sui quali abbiamo trovato sinistri punti di incontro (proprio le passioni comuni mi hanno permesso di avere tra la mani Storytelling for Dummies in anteprima). Questo per dire che dietro all’impeccabile outfit di giacca, gilet e cravatta, si cela un lato “pop” quasi inaspettato. Questa trasparente identità si riscontra nello stile con cui è stato scritto Storytelling for Dummies, lontano anni luce dal serioso Storytelling d’impresa – La guida definitiva” o dal recente “Io credo alla sirene”, dal piglio profondamente sociologico.

Questi tre titoli, tre fra tanti altri, forniscono uno strano identikit su Fontana: sociologo, storyteller, formatore e appassionato di mistero e supereroi. Ora, se ti va di fare un esercizio simpatico, prova a scrivere una breve storia con protagonista un personaggio del genere.

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