Misano World Circuit

Lavorare con un pilota di MotoGP

  10 settembre 2017

Non ricordo la prima gara di MotoGP che ho visto in TV. Ricordo che ancora non c’era Valentino Rossi, e questo la dice lunga. Non ricordo nemmeno quando poi ho iniziato a non averne mai abbastanza, ad alzarmi presto per non perdermi le gare in Giappone e a tenere le mani incrociate durante gli ultimi giri. Ricordo però la prima volta che ho visto una gara dal vivo e la prima in cui ho visto Valentino vincere. Oh si, non posso dimenticarlo. Proprio come il primo momento in cui ho messo piede nel paddock e mi sono trovato in quel vortice enorme di frenesia dove piloti, giornalisti, tifosi e intrusi mi ruotavano attorno facendomi sentire incredibilmente lento. Si, lento.

Per entrare in quel mondo e lavorare con quella gente è indispensabile imparare a muoversi e pensare a quella frenesia, quella velocità.

Ancora oggi a distanza di anni non sono così rapido, ma ogni volta che entro nel paddock mi sento come rinascere. Girare tra i camion e i box, dentro e fuori le hospitality fino a quando mi gira la testa, girare e un po’ vagare, fino a perdermi talvolta, e soffrire per il troppo rumore, dimenticarmi del cellulare che vibra, dimenticarmi persino di Facebook e Twitter, è bellissimo, e reale.

Abitare a 1 chilometro dal circuito di Misano Adriatico mi ha senz’altro aiutato ad entrare in questo mondo, e anche qualche buona conoscenza ha fatto la sua parte, ma più di ogni altra cosa mi ha aiutato la passione. Già, perché se vuoi lavorare nel motomondiale devi amare l’odore della benzina e abituarti al frastuono delle marmitte, amare la sveglia presto durante i GP asiatici e stare sveglio fino a tardi per seguire gli approfondimenti dopo le gare americane. Devi guardare con voglia e ardore tutte le prove libere di ogni categoria, ascoltare le interviste e prendere appunti. Devi capire la lingua dei piloti, che non è quell’inglese improvvisato o uno spagnolo scordato, ma più un tono di sfida e competizione che impregna ogni sillaba.

E devi metterti dalla parte di uno (il pilota) che non ragiona come te.

Non lo farà mai, perché è una star e fa cose che riescono solo a lui e a pochi altri. Inoltre, un pilota a tutte queste cose non ci pensa mai. Tu invece si. E quando ti trovi insieme a lui non provi nemmeno a confrontarti, ma lo ammiri e tifi per lui. Tifi così tanto che nemmeno te ne rendi conto. E ogni cosa che fai per lui si compensa con la magia che riempie il paddock, i box e ogni maledetta gara. Il solo farne parte, una piccolissima parte, è meraviglioso.

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