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Londra

  17 novembre 2016

A Londra accadono cose meravigliose, e accadono con una facilità che, in altri posti, non c’è. Cose banali come un cappuccino o una tazza di tè, una pinta di birra o, per dire, anche un manifesto pubblicitario, ti fanno impazzire, e finisci per amarle da morire, nonostante siano così distanti da come siamo abituati a percepirle, vederle e pensarle. Sono avvolte da un alone di magia che conferisce loro un’aura così elevata da trasformare il banale in memorabile. Ce ne sono alcune che sono davvero caratteristiche e grandiose, come le insegne dei pub, i manifesti pubblicitari in metropolitana o le enormi tazze in cui viene versato il cappuccino. Cose banali, dicevo, eppure bellissime, piene di un delizioso senso di abbandono.

In Inghilterra piove spesso. Non tutti i giorni, ma di certo molto più frequentemente che dalle nostre parti. E il clima, in generale, fa schifo. Non si capisce mai quando è ora di indossare o togliere una giacca, e sei costretto a portare con te sia gli occhiali da sole che l’ombrello. Impensabile, assurdo, ma è così. I giorni di sole, quando capitano, dipingono le strade e i prati con vernici insolite e inaspettate, di certo emozionanti, trame e sfumature difficili da salvare con un’obiettivo fotografico, tuttavia in qualche modo ti si impregnano addosso e penetrano nella pelle, nella carne e nelle ossa, raggiungendo miracolosamente l’anima. Si, l’anima. C’è gente che la cerca per tutta la vita e poi toh, basta un panorama inglese per farti capire che esiste per davvero e che non si cela in un luogo preciso del corpo, o del cuore, ma se ne sta in silenzio e trasparenza in ogni gesto e movimento, ogni ferita e ricordo. L’anima.

A Londra piove anche con il cielo sereno. E non è un controsenso, è solo che te l’aspetti, la pioggia, da un momento all’altro, anche quando le nuvole sono solitarie e sottili, magari cirri dispersi o cumuli di fortuna, niente di ché. Percepisci l’umidità, la pressione e una forma inspiegabile di tristezza, una pioggia fantasma.

C’è così tanta gente, linguaggi lontani e colori pazzeschi, indumenti improbabili e gesti inspiegabili, così tanta diversità che un forestiero potrebbe quasi averne timore, o morirne di ricchezza. E non è una questione di chiusura mentale, di pregiudizi o razzismo, è solo che la vita, le voci, le abitudini, gli odori, la musica e la frenesia che riempiono Londra si estendono oltre ogni misura per chi viene da lontano.

Ma sopra ogni cosa, ogni notte e ogni luce, sopra i tetti e i sentimenti, si dirama una coltre di nebbia che non se ne va mai per davvero. Si sposta, si nasconde e poi ritorna sempre verso sera, a circoscrivere e ridurre il campo visivo e a ricordarti che di notte ognuno è solo per davvero.