eccetera

L’abbreviazione di eccetera

  09 marzo 2016

Poveretta la parola eccettera. La accorciamo in continuazione, non la scriviamo mai completa di tutte le sue lettere. Che ci ha fatto di male? Nove caratteri e solo cinque lettere uniche. Niente di particolarmente complicato da scrivere, sia con la penna che con la tastiere o magari il pollice, o l’indice. Non avrei particolari obiezioni sull’accorciare parole lunghissime come precipitevolissimevolmente (26 lettere), spettroeliocinematografia (25), elettroencefalograficamente (27) o il più assurdo esofagodermatodigiunoplastica (29). Ma eccetera, poveretta, cosa diavolo ha fatto per meritarsi l’abbreviazione? E poi perché alcuni la accorciano utilizzando due “c” mentre altri utilizzano anche la “t”?

Si scrive ecc. o etc.?

Il termine viene dal latino (et cetera) come un milione di altre parole della nostra lingua. Quindi non lo abbreviamo per una questione di razzismo, altrimenti dovremmo amputare gran parte delle voci presenti nel dizionario. Ma almeno capiamo perché alcuni, soprattutto inglesi e americani, usano la formula etc. In realtà anche noi italiani la utilizziamo, spesso senza conoscerne il motivo o con la convinzione che un inglesismo possa arricchire il nostro testo. Tecnicamente non è sbagliato scrivere etc., ma in questo periodo in cui la terminologia straniera ha invaso ogni nostro scritto (pensiamo a parole come brioche, cloud, marketing, meeting) preferisco attenermi alla formula italiana ecc. D’altra parte, se le abbreviaziani fossero vietate scriveremmo mai la parola completa et cetera?

Una dieta vegana evita tutti gli alimenti di origine animale come latte, uova, formaggi et cetera.

Chiaramente no, sarebbe molto più carino scrivere eccetera. Quindi, in italiano, preferisco scrivere ecc.

Il punto dopo l’abbreviazione

La grammatica impone l’utilizzo del punto in seguito ad una parola abbreviata, per cui scriviamo ecc., egr. e dott., affiancando un punto ad una virgola, come mi è appena accaduto. Inoltre, nel caso di una frase scritta all’interno di due parentesi, possiamo trovare anche la combinazione .).

Nella mia cassetta per gli attrezzi trovi tutto ciò che può servirti per riparare il guasto (cacciaviti, martelli, brugole, fascette ecc.).

Il primo punto completa l’abbreviazione, il secondo termina la frase mentre la parentesi, semplicemente, li separa. Se quest’ultima non ci fosse, però, sarebbe sbagliato (e brutto) chiudere un periodo con due punti, per cui bisogna utilizzarne uno soltanto, come evidenzia anche l’Accademia della Crusca:

… in una frase che si concluda con una parola abbreviata non si ripete il punto (presero carte, giornali, lettere ecc. Non presero i libri).

C’è poi chi aggiunge i puntini di sospensione dopo ecc., creando così “ecc…”. Questa formula è sbagliata perché i puntini (tre, solo tre, mai di meno e mai di più), hanno diverse funzioni ma non quella di concludere una abbreviazione.

Abbreviazioni assurde

La lingua italiana si comporta spesso in modo bizzarro. Permette di accorciare parole semplici come eccettera e allo stesso tempo permette soluzioni di dubbio gusto come dott.ssa, gent.mo o anche f.lli. Ogni riduzione grafica viene utilizzata per risparmiare tempo e spazio, come ricorda anche l’Enciclopedia Treccani, e trovo abbia un senso in certi contesti: scrivere una email, un SMS, un preventivo, un articolo di giornale (soprattutto cartaceo), un tweet, ecc.

Tuttavia, preferisco evitare l’utilizzo delle abbreviazioni, soprattutto quando la mia scrittura non viene dirottata da confini di spazio. Il tempo non è un problema, è piuttosto una scusa, un pretesto, una giustificazione. Provate a misurare quanti secondi impiegate a scrivere ecc. e quanti ve ne servono per scrivere eccetera. A quanto ammonta il divario? Un secondo? Due? Bene, questo lasso di tempo lo regalo alle parole, come forma di rispetto, e amore.

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