Si usare la E dopo la virgola?

La E dopo la virgola

  17 novembre 2015

Metto la E dopo il punto, e anche dopo la virgola, è una cosa che amo da morire.
Ma non a tutti piace. E non tutti pensano sia corretto perché alle elementari ci hanno insegnano che la E dopo la virgola è vietata più dell’apostrofo tra articoli e nomi maschili (un’uomo).

In realtà non è errato inserire la E dopo un segno di punteggiatura, ma è sconsigliato farlo per evitare che nascano soluzioni terribili come: “Ci sono un inglese, un tedesco, e un italiano”.
In questo caso, chiaramente, la virgola prima della congiunzione è davvero sbagliata. Ma prima di andare a sentimento, o a naso, è importante chiarire il significato e gli utilizzi dei segni di punteggiatura, in questo caso, della virgola:

La virgola svolge di fatto una grande varietà di funzioni: scandisce un testo ponendo certe sue parti in un determinato ordine gerarchico, lo “taglia” isolando parole, sintagmi e proposizioni a cui si vuole dare rilevanza ma, al contrario, può unire nomi, aggettivi, complementi e proposizioni. [Accademia della Crusca]

Chiarito ciò, sappiamo di poter essere protagonisti di come un testo si dovrà leggere. Ma è anche una questione di stile. L’utilizzo della punteggiatura determina lo stile di uno scrittore, e collateralmente comporta ad una lettura più o meno scorrevole, ansiosa, precisa. La punteggiatura aiuta ad esprimersi. La punteggiatura crea delle pause che, nella letteratura come nella musica, creano significati differenti.

Torniamo alla lettera E, che è una congiunzione e non un segno di punteggiatura. Massimo Birattari, vero guru del linguaggio italiano scrive:

È lecito inserire la virgola prima di E, se si avverte una pausa o uno stacco significativo. In questo libro ci sono molte di queste E precedute da una virgola, e quindi non sarò certo io a vietarne l’uso.

Altri casi elevati li troviamo nella letteratura italiana: nei romanzi di Alessandro Baricco si scopre infatti una quantità smisurata di virgole che precedono la vocale E, ma anche altrettante situazioni in cui le frasi iniziano proprio con questa vocale. Non chiamiamola licenza poetica, ma stile.

Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede. Mica per altro che vivere è un mestiere gramo. Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire [da Oceano Mare].

La stupefacente idea che qualcosa, qualsiasi cosa, abbia senso e importanza solo se riesce a inserirsi in una più ampia sequenza di parole. E quel sistematico, quasi brutale, attacco al tabernacolo: sempre e comunque contro il tratto più nobile, colto, spirituale di ogni singolo gesto. [da I Barbari]

Se Baricco è troppo poetico leggiamo qualche citazione del Premio Nobel Umberto Eco:

La dolorosa meraviglia che ci procura ogni rilettura dei grandi tragici è che i loro eroi, che avrebbero potuto sfuggire a un fato atroce, per debolezza o cecità non capiscono a cosa vanno incontro, e precipitano nell’abisso che si sono scavati con le proprie mani.

O ancora, un esempio davvero splendido lo trovo nella traduzione italiana del romanzo “Il Buio Oltre la Siepe” di Harper Lee, dove Amalia D’Agostino Schanzer traduce:

Ci sono uomini a cui bisogna sparare prima di dirgli buonasera, e anche allora non valgono la pallottola che serve ad ammazzarli.

La cosa più bella di questa frase è proprio la virgola prima della congiunzione E. Togliendola, la frase perde forza e carattere. Provate a leggerla ad alta voce con e senza virgola. Quella è la differenza, quello è lo stile. Potete quindi usare la E dopo la virgola, ma senza esagerare. Ah, giusto, la virgola può precedere anche “ma”.