die hard marketing

Die hard marketing

  18 novembre 2014

Ogni volta che in TV passano lo spot di Immobildream, che si conclude con la frase Parola di Roberto Carlino (Roberto pronunciato con due B: Robberto), penso: “ma chi cazzo è Roberto Carlino?

Digitando questo nome su Google ho trovato diversi risultati interessanti: svetta una domanda su Yahoo! Answers: “ma chi diavolo è Roberto Carlino?”. E già mi sento meno solo. Tra gli altri risultati si trovano pagine Facebook il cui titolo sfotte l’abbronzatura a 10.000 watt del personaggio, e tanti articoli più o meno satirici su blog più o meno seri.

Ho anche cercato di togliere la sua immagine dalla mente e ragionato da “tecnico” sullo spot in questione, il cui slogan acclama “Immobildream non vende sogni ma solide realtà”. Così sono andato sul sito web per verificare la solida realtà, senza troppe illusioni su quello che avrei trovato.

Eccomi nella home page, che presenta al centro una foto sgranata di Roberto Carlino. Ok, provo con un’altra pagina, ancora la sua foto, questa volta sorridente accanto ad una giovane ragazza. Navigo allora verso la pagina Facebook, sperando in una comunicazione più “fresca”, ma invece l’immagine coordinata dell’azienda è perfettamente veicolata anche li. Robberto Carlino è dappertutto.

Immobildream non vende sogni ma solide realtà, a giudicare dalla comunicazione dell’azienda mi viene da pensare che se comprassi una casa da loro mi ritroverei Roberto Carlino sdraiato sul divano che mi fa l’occhialino dicendo “solido acquisto”.

Che tipo di comunicazione è quella di Immobildream? A prima vista sembra una devastante forma di marketing egocentrico, ma forse è molto peggio. Il vero problema, a mio avviso, è l’ostinarsi a imporre la figura del padrone di casa senza accorgersi di avere davvero oltrepassato il limite. Un po’ come Francesco Amadori, classe 1932, ancora protagonista di ogni spot dell’azienda, con l’eccezione che, forse, questo nonnino può forse attribuire una vaga impressione di genuinità ai prodotti alimentari, una certa idea di “cose buone come una volta”, magari qualcuno ci casca.
Anche in questo caso, oltre all’ego c’è l’incredibile volontà di non mettersi mai da parte e di credersi sempre invincibili, duri a morire.

Ma invece Immobildream cosa promette? Solide realtà, va bene, ma come? Con la faccia di un finto VIP che crede di essere conosciuto in tutta Italia? Ma anche se al suo posto ci fosse Brad Pitt, riuscirebbe il suo volto, da solo, a trasmettere il significato di “solide realtà”? Non credo.

E ancora: quali sono queste solide realtà? L’abbronzatura garantita? Il sorriso smagliante? Bastano queste qualità per convincermi a spendere centinaia di migliaia di euro?

Tuttavia il brand, a quanto pare, di strada ne ha fatta davvero, sempre con quell’immagine dura a morire di un imprenditore garante di qualità. Die hard marketing.

È una strana forma di comunicazione, che ha ben poco di strategico e si sposa alla perfezione con una parte della cultura italiana, la stessa che spicca anche in politica e in molti altri ambiti, dove l’ego è più forte di ogni altra cosa. Die hard marketing.