break the history - Simone Masini fotografo

Storytelling a Ravenna

  26 giugno 2014

Cos’è che ci fa desiderare una meta turistica? È la percezione che abbiamo di essa. La percezione.

A me, ad esempio, certe città non mi ispirano. Tipo Parigi. Senza nulla togliere alla capitale dei cugini francesi, ci sono almeno 20 altre grandi città che vorrei visitare prima di finire a Parigi. Città la cui percezione è, nella mia testa, più appetitosa.

Nel mio lavoro capita spesso di dover promuovere una località, un Comune o anche una singola struttura. E tutto sta nell’idea del “promuovere”, che per me è una parola bruttina e preferisco di gran lunga “raccontare”. Raccontare una città. Questo mi piace. È il racconto che costruisce la percezione, che a sua volta diventa desiderio.

Ecco perché quando mi è stato chiesto di promuovere – brrrrr – Ravenna, ho subito risposto “non sarebbe meglio raccontare?”.

Raccontare le strade, gli odori, il dialetto, i sapori, i modi di dire e di fare delle persone, da quelli simpatici a quelli bruschi. Lo stile di vita. Storytelling.

È sul modo di vivere e percepire una città che voglio puntare. Lascio ad altri il nobile compito di descrivere – descrivere – le bellezze artistiche, naturali e culturali di una località. Io mi occupo di storie, e delle piccole cose.

Da questa idea è nato il progetto DiRavenna, ovvero, “spogliamo Ravenna dai mosaici, dalla tomba di Dante Alighieri, dall’idea che è una città antica e tutti gli altri luoghi comuni che la descrivono. Spogliamola”.

Cosa resta?

Le persone. Quello che fanno, quello che vedono, le strade che percorrono ogni giorno, i bar che frequentano, le vetrine su cui appiccicano il naso, i posti in cui si rifugiano quando fuori piove, la campagna, e anche la spiaggia, chilometri e chilometri di sabbia da non vederne la fine, i tramonti, i pescatori, il mercato, i tappezzieri, i vecchi marinai stanchi e seduti tutto il giorno sulle panchine del molo a raccontare storie di salsedine e gabbiani.

Queste cose qui, che sono belle da raccontare e disegnano la percezione – la percezione – di un posto.

Foto di Simone Masini
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Sbaglierò, ma continuo a lavorare con carta, penna, dizionari, mappe e un sacco di altra roba antiquata e a diffidare...

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