lovemarks

Lovemarks

  29 maggio 2014

I brand raccontano chi sei più di quanto credi.
Te li porti addosso e non ne puoi fare a meno. Ti mancano quando non sono con te, e non sono sostituibili. Quasi avessero un’anima. Ecco perché si chiamano lovemarks.

Ognuno ha i suoi. Anche chi si definisce no logo. Basta aprire il suo frigorifero, o frugare nella sua borsa, o guardare la marca delle sigarette.
Io ho i miei, che sono molto bravi a parlare di me.

Moleskine, è il taccuino più famoso del mondo. Già la parola taccuino mi fa impazzire – bellissima da pronunciare – ma non è tutto qui, ovviamente. Moleskine invita a raccontare grandi storie, o almeno abbozzarle. Quasi un tributo alla creatività. È questo che amo, assieme all’odore della carta, alla morbidezza delle pagine e agli adesivi nelle special edition.

Swatch, li colleziono, adoro quelli di plastica colorati, da abbinare ai vestiti o allo stato d’animo. Ci sono giorni in cui indosso quello verde green lacquered e altri in cui scelgo quello color seppia, per rendere l’idea. Sono di plastica ma non puzzano di plastica. E quelli d’acciaio sono indistruttibili, o quasi.

Twitter, che dei social network mi sembra il buono, mentre Google Plus è il brutto e Facebook il cattivo. Twitter mi sembra sempre il più innocente, e divertente, e semplice, capace di far volare i messaggi ben oltre le aspettative del mittente.

WWF, e qui non c’è molto da spiegare. Amo gli animali e voglio difenderli, anche a distanza. Credo ciecamente nei valori del brand, e ne adoro la comunicazione, affilata, aggressiva e mostruosamente efficace.

Estathé. Anche se odio il ciclismo e il giro d’Italia, per me la bevanda dell’estate, ma anche dell’inverno, è sempre e solo Estathé. Ci tengo solo a precisare dispettosamente che thé lo scrivano i francesi. E qui si apre un comune pasticcio sulla grafia corretta della parola tè.

VR46, perché sono nato e cresciuto con il piedino fuori e le staccate al limite, perché grazie a Valentino Rossi ho capito che c’è dell’arte e della poesia anche nel modo di guidare e di lanciarsi in curva ai 300 chilometri all’ora. E ogni cosa firmata VR46 ha un pizzico di quella poesia. Difficile da spiegare, è una questione di affetto. Si, affetto. Lovemarks.

Superman. Che non è effettivamente un brand, ma per me è quasi un credo. È che questi giorni sono una follia, e per non impazzire servono mantello e super poteri. Serve saper volare, e una forza fuori dal comune. Chissà come fanno i super eroi. E chissà come se la passano davvero, dall’altra parte dello schermo.

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