Market Wallpapers

Discussione di linee e colori tra l'architetto e il barista

  12 marzo 2014

– Non riesco a disegnare, questi giorni.
– Io non ne sono mai stato capace.
– È come se non ci sia più niente in scala. Le prospettive si sono sganciate, gli assi incrociati, le proporzioni mischiate.
– Discorsi seri.
– Serissimi.
– Stammi a sentire, è una donna, mica te la sei sposata, mica è incinta di tuo figlio.
– Non ti sto dicendo che sono innamorato.
– E cosa mi stai dicendo?
– Che non riesco più a disegnare niente.

– Anche Roberto Baggio ha avuto qualche periodo un po’ così. Capita a tutti.
– Non capisci.
– Io dico di si.
– Ascoltami, invece. Prendi quella tazzina. Sai com’è stata concepita? Fissa bene il fondo, piatto, un cerchio perfetto. Ecco, dal centro di quel cerchio partono infinite linee che salgono in ogni direzione possibile e finiscono tutte alla stessa altezza, che è il cerchio superiore, dove la gente ci appoggia le labbra.
– Bravo.
– No invece ascoltami bene. Tutte queste linee ci sono, immaginate da chi ha realizzato la tazzina, non le vedi perché è un pezzo unico, di vetro, e le linee non le vedi, ma partono tutte da quel punto al centro del cerchio. Tutto, e dico tutto, in arte, viene immaginato nella testa dell’artista. Come i colori scelti dai pittori, i filtri o gli obiettivi dei fotografi. Il disegno finale, in testa ce lo devi avere sempre. E per quanto possa essere bizzarro o pazzesco, se l’hai immaginato è pur sempre qualcosa alla portata umana.
– Ora non ti seguo.
– Io ho progettato un sacco di ponti, qualche palazzo, e anche la diga della Capitale. Mi bastava studiare le richieste di chi mi commissionava il lavoro, le foto del territorio e poco altro, mi bastavano solo alcune informazioni per vedere la costruzione finale già nella mia testa. E quando disegno è la stessa cosa. Mi basta l’incipit, io poi lo memorizzo, il disegno, e lo replico, bello o brutto.
– E quindi?
– Gli occhi di quella ragazza. Ma dico, io non ho mica capito di che colore sono.
– È stato un problema comune.
– No aspetta, pensa a Dio. Dio.
– Meglio di no.
– Pensa a cosa deve avere immaginato lui, cosa deve avere visto, quali informazioni deve avere captato per disegnare, cioè, creare, realizzare, incastonare due occhi di quel colore. Di quei colori li.
– Non sarà l’unica al mondo ad avere questa dote.
– Non dico questo.
– E cosa dici allora?
– Dico che vorrei vedere anche io quello che ha visto Dio prima di inventare, perché si parla di inventare, un colore del genere.

Leggi articolo precedente:
naming
Il padre dei nomi

Milano quel giorno era più bella che mai: c’era poco traffico e poca gente e quella poca che era a...

Chiudi