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Il padre dei nomi

  03 marzo 2014

Milano quel giorno era più bella che mai: c’era poco traffico e poca gente e quella poca che era a spasso sembrava che avesse profonde motivazioni per farlo e un grande amore per la città, turisti e abitanti che fossero.

Per scrivere una frase come questa bisogna percepire cose speciali in tutti i segni del quotidiano, vedere storie e magie dove nessuno le vede. Magari è una questione di odori, o dell’osservare la gente che passeggia per la strada, o i riflessi del sole sui vetri dei palazzi, i suoni della città, magari anche i silenzi – prova a cercarli, a Milano, ti giuro che ci sono -, il toccare i viscidi paletti della metro, cose così. Che poi sono storie, e permettono di raccontare una certa meraviglia.

Un libro per imparare a scrivere

Paolo Teobaldi, autore del libro Il Padre dei Nomi, mi ha insegnato a descrivere i dettagli, a trasformarli in storie usando tutti i sensi, vista, olfatto, udito, tatto e gusto, e poi anche il cuore e le sensazioni. Lo ripeteva sempre durante le su lezioni all’università, quando scrivete fatelo usando tutti i cinque sensi. Ho ancora un appunto bozzato su di una vecchia Moleskine durante una sua lezione:

quando descrivi qualcosa, un luogo, una città, una persona, un ufficio, una sedia o un pianoforte, fallo utilizzando tutti i cinque sensi. Raccontane l’odore, il materiale di cui è fatto, se al tatto risulta freddo o caldo, concentrati su come cambiano i colori durante il giorno, racconta del rumore che fa quando lo tocchi o ci urti, o quando ci cammini sopra o lo appoggi a terra.

Mi viene da aggiungere, dopo aver letto questi libro, fai questo e troverai l’anima di un oggetto, di un posto, di una persona, o anche l’anima di un’emozione, che in qualche modo si raggiunge con uno dei cinque sensi.

Il Padre dei Nomi racconta la storia di un copywriter capace di trovare sempre le parole giuste per pubblicizzare i prodotti e rendere speciali le situazioni della sua vita, capace di trovare l’anima, prima, e il nome di strade, persone, tavoli e biscotti, poi. E la mancanza di una storia incalzante si colma con un denso scoprire dei tanti modi in cui è possibile descrivere certi dettagli e preoccupazioni, certi momenti di tristezza e nostalgia, e parentesi aperte e chiuse, puntini di sospensione e altri accorgimenti lessicali che impreziosiscono i giorni di una memoria.