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Dizionario delle collocazioni

  11 aprile 2013

Una fotografia può essere nitida, recente, spettacolare, antica, chiara, digitale, frontale, impietosa, mossa, perfetta, pubbliclitaria, spontanea, ritoccata, satellitare, scura, seppiata, sfocata, sgranata, a colori o in bianco e nero, sovraesposta e pure subacquea. Una fotografia si può autografare, incorniciare, ingrandire, pubblicare, sviluppare e stampare. In una fotografia ci si ritrae, e per lei ci si mette in posa. Si può scattare da lontano, artisticamente, di nascosto, da vicino, cinicamente, professionalmente e anche ripetutamente. Una fotografia può essere descritta accuratamente, acutamente, adeguatamente, ampiamente, brillantemente, con precisione, crudamente, correttamente, fedelmente, oggettivamente e realisticamente, ma pure sommariamente, perché no.

Per scrivere e parlare con una certa proprietà e padronanza del linguaggio, per non limitarsi al solito bello/brutto e ai commenti brevi e banali che affollano le bacheche dei social network, per tutte queste cose che hanno a che fare con una certa eleganza di scrittura – che ovviamente può essere chiara, ordinata, rotonda, agile, brillante, complessa, essenziale, piacevole, originale, ricca, coinvolgente, sapiente, disordinata, semplice e ridondante – c’è l’autorevole e specifico Dizionario delle collocazioni. A mio avviso, decisamente indispensabile e completo.

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Scrivere è una piacevole abitudine e trascurarne il gesto è come strappare via un tasto da un pianoforte. Suonaci ora,...

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