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La tazzina di vetro

  17 novembre 2012

Non è vero che il caffè nel vetro è più buono. Non è vero un accidente. Ci sono clienti che me lo chiedono nel bicchiere di plastica, quello da asporto, perché lo ritengono più igienico. Come se io non lavassi bene le altre tazzine. Altri clienti non lo vogliono nel vetro, dicono che le tazzine di vetro si usano meno e quindi si lavano di rado, e c’hanno la polvere dentro, quindi preferiscono la ceramica. È un modo carino per dirmi che non pulisco mai le mie tazzine. Per fortuna alcuni non badano a questa faccenda. Purché il caffè sia buono, dicono. E il mio caffè lo è di sicuro. Poi però lo allungano con il latte. Che porcheria. Caldo o freddo, talvolta tiepido. Roba da matti. Alto, basso, corto, ristretto, un solo goccino, non troppo caldo, bollente, mi raccomando non freddo, con la tazzina bollente, corretto con rum, amaro, whiskey, crema di whiskey, anice, apice, pedice, doppio, tazza piccola, tazza grande, doppio in tazza piccola, doppio in tazza grande, normale in tazza grande, macchiato freddo, macchiato caldo, macchiato con cremina, macchiato perché nessuno è mai contento per davvero.

Quindi io lo servo solo nel vetro e della quantità che ritengo giusta. Per principio. Perché nella sua trasparenza riesco a vedere il colore del caffè, lo spessore della schiuma in superficie, fattori a cui tengo particolarmente. Non è vero un cazzo che è più buono. Lo vedo. Capisci? Lo vedo per quello che è.  

Questo dilemma del caffè è un’ironica similitudine della vita. C’è gente che la corregge con tutto ciò che gli appare sensato, che la riempie con altre cose che non hanno un cazzo a che fare con il vivere. Gente a cui non basta una vita soltanto e se la corregge con stili e atteggiamenti altrui. Come correggere il caffè. Non so se mi spiego. Persone che ce l’hanno servita nella plastica, quella bella vita da asporto, chissà dove se la devono portare. Servita nella ceramica, una vita di cui non ne si capisce un cazzo fino al momento in cui la si sorbisce per davvero, e ne si capisce il sapore solo un attimo prima che sia tutto finito, pochi istanti prima che si spengano le luci dei bar. Servita nel vetro è un’altra cosa. Ne si vede ogni attimo, la densità, lo scorrere del tempo, gli errori e le ipocrisie, le cose belle e quelle né belle né brutte che accadono e basta per il semplice fatto che devono accadere. E nel vetro la vita si manifesta effettivamente per quello che è. Nient’altro per quello che effettivamente è.

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