1Q84

Preferivo Orwell

  30 agosto 2012

Un libro che non mi piace, non mi piace e basta. Non c’è molto da fare. Di solito mi bastano un centinaio di pagine, a volte meno, per capire se un romanzo riesce a condurmi fino all’ultima frase. E solitamente ci arrivo sempre, alla fine. Ci sono poi rari casi, rarissimi, in cui proprio non ce la faccio. A volte è lo stile dello scrittore che mi innervosisce, o la trama poco convincente, o qualcosa di scontato, o troppo estremo. Insomma qualcosa che proprio non va. Come mettere troppo olio in un piatto di pasta. E allora lo abbandono, sia il libro che, in caso, il piatto di pasta. Se non mi piace non mi piace, c’è poco da fare. E anche fra dieci anni probabilmente non mi piacerà. Mettiti l’anima in pace e chiudi quel libro.

La faccio finita con 1Q84 giunto al 30% della lettura (il Kindle considera le percentuali, non i numeri di pagina). Bella l’intenzione, bello lo stile, fantastico il fascino giapponese e le strade di Tokyo negli anni ’80. Ma la sua lentezza, come quella di molte altre cose nella vita, mi ha stremato. Così con un certo silenzio, che poi è il silenzio dei libri digitali, metto fine a questa lettura, convinto che probabilmente non la ricomincerò mai. Con un certo silenzio ed una stanchezza costante, quella di tutti i giorni. Proprio tutti, non c’è scampo, non c’è aria. Non c’è scampo e non c’è aria. Solo il respiro, sordo e vuoto e senza volume, prima di sbuffare un po’ di noia, sbuffare un sottile filo di fiato, secco, e poi chiudere, senza rumore, 1Q84 di Murakami.

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un-giapponese-qualunque
Un giapponese qualunque

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