typewriter

Il blocco dello scrittore, e dei sogni.

  30 aprile 2012

A volte l’ispirazione non arriva. Di solito accade, cioè non accade, proprio quando ce n’è più bisogno. Non arriva. E allora tocca andarsela a prendere. Ovviamente non c’è qualcuno che ti dice dove andarla a cacciare, devi trovarla e basta. E questa cosa o la capisci o non la capisci, non c’è molto da aggiungere. È come scavare una fossa nel terreno e infilarci il cervello a stagionare. Scavare in profondità, e scendere giù, scendere giù a raccogliere qualcosa che non hai mai visto ma sai che quando la troverai la saprai riconoscere, e sarà come se ti fosse appartenuta da tutto il tempo di una vita.

Come i sogni, che ti appartengono e basta. Anche se sono difficili da ricordare. Ma hanno vita lunga, i sogni, capita che ne fai uno da bambino e dopo vent’anni ancora non te ne sei liberato. Sono cicatrici della memoria, non nella pelle ma nella mente, ma come quelle in superficie, nella carne, te le ricordi finché campi. E da lì non ci scappi. Le cicatrici hanno lo strano potere di ricordarci che il passato è reale*, e i sogni mostrano quei dettagli che ti appartengono solo nel buio, e non li troverai più, mai più. Cercarli è come scavare una fossa nel terreno e infilarci l’anima a stagionare. Scavare in profondità, e scendere giù, scendere giù a raccogliere qualcosa che hai visto in sogno e vorresti riconoscerla nella realtà. Poi se non la riconosci, devi andartela a cercare nella luce e nel buio, e non c’è nessuno che ti dice verso quale orizzonte guardare. E questa cosa o la capisci o non la capisci, non c’è altro da aggiungere.

*cit. Cavalli Selvaggi, Cormac McCarthy
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