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Punteggiatura di questi giorni

  29 gennaio 2012

Come esplode, delle volte, il senso delle cose che voglio dire. La forza delle parole, lo spostare il soggetto nell’ordine lessicale per cambiare drasticamente il senso di ciò che scrivo. Di quello che dico. Che voglio. Di come un punto, così, all’improvviso, accentua il significato. Così. Proprio così. E le virgole, tutte quelle virgole, a centinaia, che stoppano, frenano, rallentano e danno ritmo alla voce e alla lettura, densa e lenta o sottile e veloce, calmano, placano, inclinano e indicano che invece di scrivere voglio prenderti e portati via, voglio suonare una melodia con le lettere, una canzone che non si ascolta ma si legge. Così, per prenderti e portarti via. Prenderti. E. Portati. Via.

Lasciando stare tutta questa faccenda complicata e di mille significati della punteggiatura posso anche provare a toglierti il fiato e la ragione scrivendo senza di essa senza i punti e le virgole e i punti e virgola lasciando che sia l’immaginazione o la ricerca a posizionare gli accenti e le cadenze le danze i salti le accelerazioni gli stop e le pause quelle pause che qualcuno una volta disse che sono più importanti della musica stessa poiché nel loro decidere quale dinamica dare impostano un percorso.

C’è chi c’ha scritto libri poesie o capitoli, in questo modo.
C’è anche chi ci vive, così. Senza punteggiatura.

Ci sono giorni pieni di punti di sospensione, altri zeppi di punti esclamativi, di domanda, con troppe virgole o troppi due punti. Ce ne sono altri in cui non si vede l’ora di andare a capo, o svoltare pagina, o attendere la clemenza di un apostrofo che colleghi la nostra vita a qualcosa di migliore. C’è chi ha la giornata tempestata di punteggiature e accorgimenti, chi vive tra le parole degli altri, tra virgolette, e c’è chi riesce invece a riempirsi il giorno di sole parole, libere e indipendenti da regole e costrizioni. Quelle persone che non si mettono in vetrina con una grafia elegante e uno stile narrativo straordinario, ma inventano invece nuove cose, significati, melodie. Persone per cui il contenuto è il puro significato delle parole e la forma ne è il suono. Il come suonano, come si pronunciano, come si spostano e fanno esplodere, certe volte, il senso di ciò che si vuole dire.

Senti che musica tra le nuvole che scivolano miti sulle ali di libellule sospese all’alba di ogni luce celeste di quelle che profumano di pioggia e di sole mentre tutt’intorno i bagliori e i colori riflettono sulle gocce appese ovunque nelle dense armonie di questi giorni si questi giorni qui quelli in cui mi sveglio la mattina tra le tue braccia di te che punteggi con raffinata poesia ogni mio tentativo di squarciare la ridondanza di un continuo vivere tra piume rose e parole leggero a galla come un fiore di loto in balia di una corrente che solo le tue labbra sanno dirottare verso argini sicuri di quelli in cui si attracca poche volte nella vita spesso una sola a volte mai quegli argini in cui si ormeggia in quel senso di deriva e si trovano raccolti i frammenti esplosi del senso delle cose che ti voglio dire.

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